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Carnevale di Rodý Milici

26 / 28 febbraio - Rodi Milici (ME)

Carnevale di Rodý Milici a Rodi Milici
Carnevale Storico a Rodì Milici (ME). Il Carnevale Rodiese con i caratteristici “MESI DELL’ANNO”, manifestazione dedicata al culto ed alla tradizione, unica nel suo genere, è una rappresentazione carnascialesca, che propone, in dialetto agro-pastorale, una sorta di personificazione dei dodici mesi, in chiave satirico - umoristica.
 
La manifestazione è stata riconosciuta dall' assessorato reg.le BB.CC. è iscritta nel libro delle Celebrazini (REI), unica nel suo genere in tutta la Sicilia, si rappresenta la domenica e il martedì di carnevale, "la Disputa della Corona" una recita in dialetto Agro - Pastorale con la personificazione dei Dodici Mesi dell' anno interpretati da giovani e meno giovani del paese, la sola donna presente è il Mese di Aprile che a Dosso di Asini o cavalli bardati e addobati a festa , si mettono ad inseguire il Re, una sorta di Personaggio del Tempo, è contendono la Corona del potere, declamando ognuno i propri meriti e le priorità nel comandare, alla fine interviene un Magistrato ( che mette la pace fra loro e l'invita a ballare e mangiare ) la manifestazione si conclude in serata con la "Scilata di Cannaluvari" con la degustazione di pane e salcicce, vino Mamertino, e dolci tipici della festa.
 
I Mesi dell’Anno rientrano nella tipologia dei Carnevali "strutturati" (Allegoriche), quelli cioè che prevedono una prescrittiva e inderogabile forma rappresentativa. Più in particolare, nel caso di Rodì Milici, si fa anche riferimento ad un copione, dove sono riportate le "parti" che ogni singolo Mese, il Re, il Poeta e il Borghese - questi i protagonisti dei cerimoniale - devono interpretare, nel rispetto di un modello recitativo-declamatorio, affine a quello un tempo usato dai cantastorie e dagli opranti. A differenza poi di altri rituali carnevaleschi messinesi, i Mesi dell’Anno di Rodì Milici vantano, o per lo meno così riferisce la tradizione, un’origine storica ben precisa.
 
Sembra, infatti, che sia stato il poeta don Peppe, nel 1880, a introdurre la rappresentazione in paese, prendendo a modello un’analogo rituale in uso nel Catanese. La rappresentazione ha luogo nelle prime ore della domenica e del successivo martedì grasso. I dodici mesi distinti da un mascheramento referenziale allegorico, realizzato con soluzioni povere ma di grande efficacia visiva ed evocativa, un tempo in groppa a degli asini e oggi su cavalli, anche loro bardati a festa, e accompagnati dai loro attendenti, giungono in piazza.
 
Qui, a turno, con fare minaccioso si rivolgono al Re (Principi, Re e Cavalieri) e, dopo, aver vantato i privilegi insuperabili che recano al benessere della comunità, chiedono, nella provvisoria inversione dei ruoli che mette in crisi l’autorità costituita, in maniera perentoria ed esclusiva la corona, espressione massima dei potere. Spetterà al Poeta, alla fine delle appassionate perorazioni dei Mesi, il compito di ricomporre l’insanabile conflitto, ristabilendo così le consolidate certezze del vivere quotidiano...Siete come la fame con la sete/e l’uno e l’altro non vi dis’amate/va bene che il mondo sostenete/ma un solo Dio regna in Trinitate... Il Re, dal canto suo, invita alle danze l’inquieto corteo dei Mesi, ... Fra suoni e balli ci abbiamo scialato, ognuno bada per darsi aiuto...
 
La parte finale del copione, che chiude e suggella il cerchio allegorico del cerimoniale, è recitata dal cosiddetto Borghese, una sorta di io narrante, identificatile con l’autore dei versi, che esalta la figura del Re e non solo quella allegorica, ma anche quella storica.

Per maggiori informazioni: www.comune.rodimilici.me.it

Ultima modifica: 2016-10-30 15:51


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