Feste e sagre in Sicilia

La Cattedrale

Piazza garibaldi - Nicosia (EN)

La chiesa più importante e preziosa è il Duomo dedicato a San Nicolò di Bari, detto il Piano per distinguerlo dalla omonima e più antica chiesetta edificata nelle vicinanze del castello intorno al secolo IV, che fu detta di San Nicolò il Piccolo. Fin dalle origini ebbe la prerogativa di essere la chiesa Madre della città e nel 1388 fù ufficialmente riconosciuta Parrocchia dell' Arcivescovo di Messina, la cui diocesi Nicosia apparteneva. Il suo portale maggiore e la torre campanaria, la rendono uno dei monumenti più rappresentativi dell' architettura gotico-normanno della sicilia. Essa ha forma basilicale a tre navate, al centro di questa s'innalza maestosa la cupola esagonale, il presbiterio e le absidi la chiudono a levante. IL PORTALE MAGGIORE Sporgente dal muro e fornito di fronte, presenta una ricca ornamentazione di motivi romantici. Vi predominano le foglie di acanto, ornamenti di perle, di punte di diamante e di funi attorcigliate. Lo stipite della porta si approfondisce verso l'interno a forma di gradini. Le statue delle Virtù Cardinali, poggianti su zoccoli leonini, sono aggiunte barocche. I capitelli presentano una scultura varia e ricca di figure. I PORTICI Sul fianco nord della Cattedrale si protende il solenne portico. Nel secolo scorso, per ingrandire la sacrestia, furono sacrificate tre arcate.; nel primo seicento, o seconda metà del '500, era stata abbattuta la loggia ad ovest, per costruirvi la cappella di S. Crispino.
Il portico è coperto da un tetto a forma di leggio. Le colonne poggiano su basi attiche e terminano in capitelli semplici, ornati di fogliame. Il portico è coperto da un tetto a forma di leggio. Le colonne poggiano su basi attiche e terminano in capitelli semplici, ornati di fogliame. Le mensole, da cui s'innalzano le cornici del bordo e degli archi a sesto acuto, mostrano ornamenti a forma di stalattiti e di teste appiattite. LA TORRE. Il Campanile si eleva a circa 40 metri d'altezza con la sua cuspide. La torre è composta di tre piani costruiti in periodi diversi, oltre alla cuspide settecentesca. Il primo piano potè sorgere sul muro maestro di una costruzione araba. A principio era aperto ai quattro lati; in esso si bandivano e si affiggevano gli editti pubblici, e si diceva che vi si eseguivano le pene capitali. Gli archi furono chiusi in seguito per accrescerne la solidità, quando vennero aggiunti i piani superiori. Per dar luce alla cappella, vene creata a mezzogiorno l'elegante bifora dagli archi tribolati e sormontata da un rosone a quadrifoglio entro l'ogiva. Nell'interno, agli angoli s'innalzano quattro costoloni che si uniscono al centro della volta a crociera in un concio, che porta scolpito un agnello. Sul costolone di nord-est si legge la data 1440, anno in cui, presumibilmente, furono compiuti i lavori. La costruzione fu fatta nel 1393, come sta scritto nella parete di mezzogiorno. Secondo il Leopold, i grandi archi erano, prima, a tutto vuoto. L'INTERNO, interamente rifatto nell'800, non ha conservato nulla dell'antica architettura gotica. La rimozione del Coro e gli scrostamenti sugli archi, hanno fatto riapparire gli antichi archi ogivali della navata, le basi e i costoloni del presbiterio, che furono miseramente spezzati per adattarvi il Coro del Li Volsi. Gli affreschi della volontà centrale sono dei fratelli Manno, eseguiti nel 1810; quelli delle navate laterali sono stati rifatti da Onofrio Tomaselli nel 1906, essendo andati distrutti per l'umidità gli affreschi dello Zappulla. Sulla porta principale è situato l'organo con la ricca custodia intagliata da Stefano Li Volsi. Il fastigio, che s'innalzava, prima, sino al tetto ligneo, fu distrutto nella nuova collocazione. Salendo in sacrestia troviamo sui muri: in' antica scultura che rappresenta un'aquila che artiglia un basilisco, che lo si disse stemma dell'antica Erbita, e due iscrizioni una latina e l'altra greca, ambedue apocrife. LA SACRESTIA è in totale trasformazione; vi si troverà ugualmente quanto era contenuto nelle due vaste aule, e cioè lavabo secentesco di marmo con intarsi, e i due quadri rappresentanti l'ingresso di Gesù a Gerusalemme e il Martirio di S. Menna. Nell'area Capitolare, i grandi armadi del settecento riccamente scolpiti e con statue di santi negli scomparti: sette stalli che riproducono quelli del coro (ma non sono del Li Volsi) e sull'altare capitolare, la bella tela del Santo entro una larga cornice di marmo scolpita in stile rinascimentale. Nei capaci cassettoni sono custoditi ricchi paramenti con preziosi ricami in oro, argento e seta, e il principesco baldacchino del trono vescovile, che Mons. Avarna lasciò per la cattedra pontificale.
Nel tesoro sono conservati ricchi pezzi di oreficeria e di argenteria, opere notevoli di artigianato locale.
Ricordiamo l'ostensorio gotico del sec. XVI, il reliquiario della sacre spina del tardo settecento , la Corona di spine d'oro, dono dei Nicosiani emigrati a Chicago, e il paliotto dell'altare maggiore in argento sbalzato sul fondo in rame con ornati ad alto rilievo.


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