Feste e sagre in Sicilia

La Tonnara di Marzamemi

n.d. - Marzamemi (SR)

Le prime notizie storiche risalgono al 1648, anno in cui la tonnara era ingabellata al barone don Mariano Nicolaci ma è probabile che le sue radici risalgano al tempo della dominazione araba. Arabo è infatti lo stesso nome di Marzamemi, Marsà al hamam , baia delle tortore. Da allora, insieme alla tonnara di Vendicari, appartenne sempre alla famiglia Nicolaci. Spesso furono le donne della famiglia, come la famosa Eleonora Nicolaci a distinguersi per le qualità di amministratrici. Con la nascita di Pachino, nel 1760, ad opera di Gaetano Starrabba, principe di Giardinelli, la tonnara cessò di essere l’unica risorsa economica della zona E Marzamemi divenne il porto da cui partivano i prodotti della terra, prima il cotone, poi il mosto. Ai primi dell’800 la tonnara di Marzamemi era considerata la migliore tra quelle di ritorno del regno (si dicono di ritorno le tonnare che intercettano i branchi di tonni che “ritornano” a sud dopo aver solcato i mari più a nord, come l’Adriatico). Curiosa fu, verso la fine del secolo, la lotta per il primato nel pescato con il barone Pietro di Belmonte, proprietario della vicina tonnara di Capo Passero.
 
Da allora fu un calo continuo delle attività; col passare del tempo molti dei locali furono adibiti alla salagione del pesce azzurro di piccole imprese artigianali, fino al completo abbandono delle fabbriche che oggi si presentano in condizioni molto degradate. Il complesso architettonico-urbanistico. Diciamo subito che il primo fabbricato rimase danneggiato da eventi bellici (1674) e dal terremoto che sconvolse l’intero Val di Noto (1693). Ciò che si può vedere oggi risale all’ammodernamento del 1752 e costituisce un vero e proprio complesso polivalente: il “marfaraggio” comprendeva residenza signorile, alloggi per i dipendenti, locali di ricovero per gli “scieri”, i grossi barconi di legno, e per le attrezzature, reti e altri “ordigni” di pesca, cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, chiesa, ampi cortili e spazi aperti per la pulizia e manutenzione delle reti (l’attuale piazza Regina margherita), locali per la lavorazione e lo stoccaggio del pescato.
 
Tutto il complesso fu costruito utilizzando la pietra arenaria fornita dalle cave del Principe di Giardinelli, con il quale i Nicolaci stipularono regolare contratto. Il palazzo del proprietario fu costruito con una maggiore attenzione per gli elementi architettonici decorativi: lesene, triglifi, architravi, decorati secondo l’uso del tempo e soprattutto i caratteristici gocciolatoi scolpiti con facce mostruose, che si affacciano sulla piazza.
 


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