Feste e sagre in Sicilia

Festa della Madonna dell'Aiuto a Campobello di Licata

Lunedý successivo al 15 agosto - Campobello di Licata (AG)

Festa della Madonna dell'Aiuto a Campobello di Licata a Campobello di Licata
 "La Bedda Matri di l'Aiutu" a Campobello di Licata (AG). Vespro, Messa solenne, Processione, spettacoli musicali, "Rietina" (sfilata di carretti siciliani e cavalcature sfarzosamente addobbate per le vie del paese) e giochi pirotecniciIl lunedì della settimana successiva a ferragosto durante i festeggiamenti della Madonna tradizionale "Rietina", un evento tipicamente siciliano che si svolge in varie città dell'isola.
 
La rietina è una sfilata di carretti siciliani che attraversano l'intera cittadina accompagnati da gruppi folkloristici. Al termine della sfilata si svolge l'asta per aggiudicarsi la bandiera della Madonna "La Bannera" che viene assegnata al miglior offerente, partecipano all'asta persone che hanno fatto una promessa alla Madonna Dell'Aiuto, il denaro raccolto viene donato alla chiesa Madre. L'evento attira numerosi turisti che si recano a Campobello di Licata da ogni parte della Sicilia e non solo.
 
Il "Carretto"
La costruzione di un carretto era un'impresa molto faticosa, prevedeva una complessa organizzazione del lavoro, in quanto impegnava più gruppi di artigiani con specializzazioni diverse e per realizzarla occorrevano mesi di lavoro. Il costo di produzione è abbastanza elevato se si pensa ai diversi tipi di legno utilizzati, perfettamente stagionati, alla quantità di forza-lavoro e alle varie fasi della tecnica di costruzione. Ogni carretto è quindi un'opera collettiva. Alla realizzazione dei carretti lavoravano i migliori maestri della lavorazione del legno, del ferro battuto, della scultura e della pittura. Sono umili artigiani che si tramandano da generazioni il mestiere. Essi operavano con umiltà perché sapevano che il carretto era innanzitutto uno strumento di lavoro. Anticamente non di rado era il patrimonio unico di una famiglia che per acquistarlo investiva tutti i risparmi. Costruivano così con tecniche di lavorazione primitive, carretti che, oltre ad essere dei mezzi di trasporto, rappresentano oggi delle vere e proprie opere dell'artigianato siciliano.
 
Intorno al carretto si è via via sviluppato un fiorente artigianato che sino a trenta o quaranta anni fa era ancora vivo e pulsante, botteghe e uomini specializzati nella costruzione, scultura e pittura del carretto. Dalla tecnologia arcaica del tradizionale carro trainato da buoi a quello successivo a due ruote, il carretto veniva man mano perfezionato ed adattato in funzione del prodotto da trasportare e dalle esigenze della gente del posto. Più che di un carretto, si può parlare di una vera e propria opera d'arte, tanto più preziosa se si considera che gli artigiani, si sono quasi tutti ritirati dalla loro attività e infatti questo mestiere rischia di scomparire.
 
L'artefice della costruzione del carretto è "u carruzzèri" o carradore. In ogni paese c'erano dei carradori. Il tempo di costruzione variava da uno a tre mesi a seconda del numero di aiutanti di cui la bottega disponeva e della complessità del carro. Oltre al carradore interveniva in questa prima fase anche "u firraru" (il fabbro) e "u 'ntaghiature" (l'intagliatore). Essi erano artigiani specializzati, chiamati "mastri di opira grossa" che sapevano costruire ogni carro a misura del cavallo, del mulo o dell'asino a cui era destinato ed anche in funzione del peso da trasportare che poteva in alcuni casi superare i dieci quintali. I carri si fabbricano per commissione, uno per volta. I più famosi carradori dei centri minori furono a scuola in botteghe artigiane di grandi città come Palermo e Catania.
 
"Finimenti e bardature"
L'ultimo artigiano che prendeva parte alla complessa realizzazione di un carretto siciliano era il pellettiere che prende nomi diversi a seconda del tipo "armiggi" (finimenti) che prepara: "lu siddunaru" se preparava la sella, "lu varduraru" per il basto," lu guarnamintaru" per i finimentie e "lu siddaru" per i pennacchi. Questo sistema complesso di cinghie e cinture avrebbe infine permesso all'animale di "mpaiarisi" (legarsi) al carro per poterlo trainare. Il pellettiere preparava "l'armigi" guarnendoli di borchie, nastrini, fiocchetti, frange di lana e seta, specchietti, sonagli, cinghiette e pennacchi (di penne di pavone e di tacchino), così da rivestire il carretto di addobbi pregiati e colorati. Ogni minimo particolare è curato e rifinito nei dettagli, dal pettorale al "suttapanza" (sottopancia), dalla "tistera" (paraocchi), dal mussale al "cinguni" (cinghia che sorregge le due aste). Vengono posizionate anche delle piccole immaginette ritraesti santi e storie di battaglie di paladini, in modo tale da far rivivere emozionanti sensazioni al passaggio del carretto. Ogni paese ebbe i suoi fabbricanti di finimenti.
 
Per maggiori informazioni: 
www.rietina.it
https://www.facebook.com/larietinacampobello
www.comune.campobellodilicata.ag.it

Ultima modifica: 2017-08-28 09:58
Fonte / Autore: www.rietina.it


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