Feste e sagre in Sicilia

Festa di San Giuseppe a Santa Maria di Licodia

19 marzo e ultima domenica di agosto - Santa Maria di Licodia (CT)

Festa di San Giuseppe a Santa Maria di Licodia a Santa Maria di Licodia

I solenni festeggiamenti, che la città di Santa Maria di Licodia (Catania) tributa in onore al Patrono San Giuseppe, vengono ininterrottamente celebrati l’ultimo sabato domenica e lunedì del mese di agosto, dal lontano 1876. La festa ha origini più antiche, ma fu proprio in quell’anno che il Beato Giuseppe Benedetto Dusmet, Cardinale Arcivescovo di Catania e Abate titolare di S. M. di Licodia, e S. Nicolò l’Arena, decise di collocare i festeggiamenti nel mese di Agosto, in concomitanza con l’anniversario di fondazione e infeudazione del villaggio di Licodia (Agosto 1143), e della successiva autonomia comunale ottenuta con Regio Decreto nell’Agosto 1840.

La festa è la più attesa e sentita ricorrenza per i cittadini licodiesi. È annunciata già l’ultima domenica di luglio con lo sparo di mortaretti e il suono della banda, e viene realizzata con l’obolo offerto da tutti i cittadini e devoti. Uno dei momenti più attesi è senz’altro la svelata, o in gergo locale “a sbarrata di San Giuseppi”. Nella serata del sabato, dopo la messa nella chiesa della Consolazione e la processione delle confraternite e associazioni locali, nella chiesa Madre gremita, i fedeli assistono alla commovente elevazione del simulacro, che attraverso un argano, sale lentamente da dietro l’altare, accolto dai VIVA SAN GIUSEPPE, dagli applausi, dal suono dell’organo, delle campane e della banda e dallo sparo di fuochi d’artificio. Segue la Cantata dei devoti in onore al Patrono. La domenica è l’apice dei festeggiamenti.

Dopo la messa solenne, tutto si mobilita per la trionfale uscita, il prezioso fercolo settecentesco, “A’ Vara”, viene portato all’altare maggiore, da qui il Santo scende, e il grido “E GRIDAMU TUTTI VIVA! VIVA SAN GIUSEPPI!” rimbomba tra le navate della chiesa. Quando il Santo è già ancorato al fercolo si passa alla cerimonia della vestizione, nella quale i preziosi che i devoti offrono al Patrono vengono sistemati sul simulacro. Quindi finisce, il capo fercolo u mastru di vara suona la campanella che da inizio alla processione. Il fercolo è accolto dalla piazza gremita dai viva, dagli applausi, dalla musica dal lancio di volantini, zaareddi, dalla interminabile moschetteria e da una tempesta di fuochi d’artificio. Quando lo spettacolo finisce, il popolo devoto saluta il proprio Protettore con la Cantata , a questa segue la benedizione e la distribuzione del pane di San Giuseppe, simbolo della Divina Provvidenza, che i devoti si contendono a gran fatica. La processione si snoda per le vie del centro, adornate dalle caratteristiche bandiere ocra e blu, accolta dai devoti, che elargiscono offerte e doni a San Giuseppe. La vara è tirata mediante il cordone da bambini, giovani, adulti,e anziani, tutti uniti nel nome di Giuseppe. Momento particolare della processione e la corsa nella ripidissima “'cchianata de Caseddi”, qui i devoti si cimentano, in una faticosa impresa, per percorrere di corsa la salita, che data la difficoltà del percorso viene effettuata in tre riprese. L’arrivo sotto la piazza è trionfalmente accolto dai numerosi spettatori e dai fuochi. La processione continua per i quartieri della Matrice. Nell’antico rione Pepe, avviene la benedizione dei bambini, che offrono al Santo il giglio. La serata della domenica è conclusa dal Pontificale e dallo spettacolo di musica.

La giornata del lunedì è aperta dai colpi di cannone, e la mattinata è allietata dalle note del corpo bandistico per le vie della cittadina. La sera dopo la messa vespertina avviene la seconda uscita del fercolo. La lunga processione, coinvolge quasi tutti i quartieri del paese. Frequenti sono le soste del fercolo per le offerte di cacciagione, frutta, pane e qualsiasi altro prodotto, che verrà conteso all’asta quando la processione avrà fine. Momenti salienti della processione serale del lunedì sono gli omaggi dei vigili urbani, dell’arma dei carabinieri e della parrocchia della Madonna del Carmelo, dove al passaggio della processione si ripete la cantata. Attesissima la “Calata dell’Angelo”, al quartiere dei Larghi. Nella sua parte conclusiva la processione percorre tutta la via principale, e arriva nella piazza gremita di fedeli e devoti che aspettano l’asta, durante la quale vengono contesi i doni che la cittadinanza ha offerto al Patrono. Al termine dell’asta il fercolo rientra in chiesa, e tra i viva incessanti dei devoti il simulacro di San Giuseppe viene prelevato dal fercolo e deposto e velato nella Cameretta che lo custodisce durante l’anno. In tarda nottata un grandioso spettacolo pirotecnico chiude i festeggiamenti in onore al Sommo Patriarca. 

San Giuseppe Patrono della Chiesa universale, è solennizzato dalla Chiesa Cattolica il 19 Marzo. La festa  viene annunciata alla cittadinanza dai colpi dai mortaretti e dalle campane. Si susseguono le messe, alle quali partecipano soprattutto le ragazze che sono state invitate alle “vergineddi”, e quindi, per rispetto a San Giuseppe, si ha il dovere di confessarsi e partecipare alla messa. Ma senz’altro, la più partecipata è la messa serale, la messa solenne, a missa Cantata, così come viene comunemente denominata. Dopo la celebrazione, il Patrono viene predisposto per l’uscita, la confraternita con il Crocifisso, lo stendardo e i gagliardetti apre la processione, segue il Santo, portato a spalla dai confrati ed accolto dalle campane, dai devoti e dallo sparo di mortaretti e moschetteria. La processione è seguita dal clero, dal corpo bandistico e dai fedeli, e percorre tra musiche e meditazioni le strade adiacenti alla chiesa, che per l’occasione sono addobbate a festa. Dopo il breve giro, la processione ritorna in piazza, e dopo essere stato salutato dai fuochi d’artificio, San Giuseppe ritorna nella cameretta, dove viene deposto e custodito fino alla vigilia della festa di agosto.

Per maggiori informazioni:
www.vivasangiuseppe.it - www.comune.santamariadilicodia.ct-egov.it


Ultima modifica: 2014-03-14 15:39
Fonte / Autore: Salvatore Riccardo Spoto


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